Amicizia di qualità – i rischi e le ricompense
Una strada più eccellente
Ho trascorso i miei anni di liceo in una scuola intitolata in onore del grande censore britannico, Winston Churchill. Forse è stato in parte per questa ragione che sono sempre stato affascinato dalla vita e dalla carriera dell’uomo che risollevò il suo paese sull’orlo della sconfitta nella seconda guerra mondiale. Noi lo ricordiamo e lo rispettiamo come una delle più grandi figure del nostro secolo grazie alla sua brillante carriera come comandante di guerra, ma abbiamo la tendenza a dimenticare i lunghi anni precedenti a questo che egli trascorse nella solitudine politica. Tanto per dire qualcosa, la sua carriera fu tumultuosa, e lui alcune volte la persona più odiata e disprezzata tra i politici britannici. Ma fu a Churchill che la nazione si rivolse nei momenti più cruciali, ed il suo coraggio rianimò il ruggito del leone britannico.
Durante gli ultimi 20 anni della sua vita, Charles Wilson, più tardi denominato Lord Moran, fu il medico generico di Churchill. Dalla sua unica prospettiva, Moran vide Churchill come pochi altri fecero, e ciò dà un valore speciale alle sue memorie. Nel ultimo capitolo egli cerca di andare oltre dei fatti della vita di Churchill facendo la domanda, “qual è il segreto fondamentale della supremazia di Churchill sugli uomini?” Dopo aver discusso e scartato molti fattori, egli si concentra sul fattore che fa di Churchill una cosa a parte:
Come è potuto accadere che a quest’uomo che, in tempo di pace, era una figura isolata di cui nessuno si fidava, fu permesso in tempo di guerra di fare quello che voleva? Secondo le parole di Smut, lui era l’uomo indispensabile! In lui c’era qualcosa che non poteva essere trovato in altri uomini. Lui non era, almeno credo, un saggio. Egli non sembra essere stato un soldato di genio. Egli non era, forse, nato per amministrare. Ma resta solo una straordinaria concentrazione su un unico scopo… che divenne ossessione… sulla vittoria a qualsiasi costo. Fu proprio questo stato mentale d’animo unico che gli diede il suo incomparabile potere in guerra. È, secondo William James, il fattore essenziale della grandezza, in quanto l’uomo di genio si differenzia dai comuni uomini, non per una innata qualità del cervello, ma per gli scopi e le mire sui cui egli si concentra, e per il grado di concentrazione che riesce a raggiungere.
Nell’ottica di Moran, ciò che rese unico Churchill era questo grande senso dello scopo ed il suo impegno costante nel raggiungerlo. Questa abilità di vedere attraverso la nebbia, di percepire la priorità, e di mantenerla sempre ben in vista, fa sì che si abbia successo in ogni settore della vita. È un concetto ineliminabile anche nella vita di un credente. Se noi desideriamo glorificare il Signore Gesù Cristo, dobbiamo sapere ciò che è essenziale e ciò che è secondario. D. L. Moody dice, “Datemi un uomo che dice ‘Questa unica cosa la faccio’ e non ‘io mi diletto con queste 100 cose’”.
Ma qual’è questa unica cosa indispensabile sulla quale noi dovremmo unicamente concentrare la nostra attenzione e le nostre azioni? Qual è il bisogno più grande della chiesa? Un sondaggio sicuramente rivelerebbe una moltitudine di risposte: insegnamento costante della Bibbia, una nuova visione dell’ evangelismo e delle missioni, maggior impegno sociale, maggior qualità intellettuale e così via. Tutte quelle cose sono importanti, anzi essenziali, ma io mi ricordo di un’illuminazione che ricevetti da un anziano santo, quando ero ancora un adolescente. “Gary, io ho imparato che il mio più grande problema non è distinguere il bene dal male, ma piuttosto vedere la differenza tra ciò che è buono, ciò che è meglio e ciò che è migliore.”
Ogni discepolo si impegna a dare alla sua vita, non solo ciò che è buono ma ciò che è migliore. In
1. CORINZI 13, lo Spirito Santo ci dirige verso “la strada dell’eccellenza”
. Solo pochi brani sono più conosciuti dai credenti dell’inno all’amore, ma esso è ancora conosciuto superficialmente ed ancor più superficialmente applicato alle nostre vite. Sino ad ora, ci siamo concentrati specificatamente sul tema dell’amicizia. Nei prossimi capitoli noi vogliamo allargare i nostri orizzonti e studiare attentamente quello che si dice sull’amore in 1. CORINZI 13.
Abbiamo notato che in Giovanni 15:13
, il Signore Gesù fa una relazione tra l’amicizia e l’amore: "Niuno ha maggiore amor di questo: di metter la vita sua per i suoi amici."
Il Signora ci indica chiaramente che l’amicizia di qualità si costruisce su una speciale qualità d’amore, l’amore che Egli ha creato con la Sua morte sulla croce e che è l’argomento di 1. CORINZI 13. Il nostro scopo sarà di studiare il grande inno all’amore di Paolo così da poter capire più chiaramente la natura unica dell’amicizia biblica.
Le verità di 1. CORINZI 13 fanno esplodere i legami di quelle relazioni che noi comunque chiamiamo amicizie, e chiedono di essere applicate a tutte le relazioni della vita. Tuttavia, nei capitoli seguenti, la nostra attenzione non sarà tanto sulla soprastruttura dell’amicizia, quanto sulla base di tutte le nostre relazioni, l’amore. Poiché Dio stabilisce il Suo amore in noi, esso si diffonderà sui nostri amici intorno a noi. Uno studio attento di 1. CORINZI 13 faciliterà la nostra comprensione dell’amicizia secondo Dio.
Uno dei maggiori errori che commettiamo nel leggere 1. CORINZI 13 è quello di leggerlo come se fosse una cosa a sé stante, come un’opera separata. Ma Paolo non lo compose come un capolavoro letterario (cosa che è senza dubbio), ma come parte di una lettera ad un gruppo di cristiani che stavano lottando con dei problemi abbastanza difficili nelle loro relazioni personali. Nel momento in cui noi isoliamo questo capitolo dal suo contesto nella lettera di Paolo e lo consideriamo come una unità indipendente, in maniera sottintesa alteriamo il suo messaggio rimuovendolo dal suo vero contesto nella difficile e ardimentosa realtà della vita quotidiana. Noi lo mettiamo nell’ambiente attentamente controllato della teoria e della religiosità.
1. CORINZI 13 non è tanto un inno quanto un ordine di battaglia, e lo vedremo più chiaramente se lo consideriamo come la descrizione dell’amore che Paolo fa si che sia perfettamente pertinente alla sua discussione sui doni spirituali nel capitolo 12. In tutto il capitolo, Paolo insegnò ai Corinzi confusi che i doni spirituali sono dei buoni approvvigionamenti del Signore per il Suo Corpo, la chiesa. Ma c’è un modo migliore, il modo dell’amore, ed uno studio degli ultimi pochi versetti del capitolo 12 rivela il flusso di questo pensiero (vedi 1.Cor 12:27
; 1.Cor 13:3
).
I greci avevano una parola per esso.
Che cosa intendiamo con “amore”? Poche parole sono usate per conciliare una talmente vasta varietà di idee, dalla più profonda alla più banale, alla più depravata. La usiamo per descrivere qualunque cosa, da un momentaneo ed incontrollabile impeto di concupiscenza ad un apprezzamento per una macchina nuova, ad una vita di eroico auto sacrificio. Quindi siamo obbligati a pensare attentamente a quello che il Nuovo Testamento intende dire quando parla dell’amore, ed in particolare, a quello che esso intende quando usa la parola ‘agape’ per descrivere l’amore che deve caratterizzare le nostre vite.
La lingua greca ha una varietà di parole per esprimere l’idea di amore. Una delle più comuni è la parola ‘eros’, da cui deriva la parola ‘erotico’. Eros è l’amore del piacere, l’amore di quello che mi piace. Aristotele diceva che l’eros nasce dagli occhi, e quindi era il sentimento associato ai nostri desideri e alle nostre passioni. “Io amo il tennis”, “Io amo il gelato”, “ Io amo il tuo corpo (e ti desidero sessualmente).” Questo è l’amore eros, l’amore che intossica e ci sballotta su un’onda di emozioni ed impulsi. L’eros è l’amore che desidera per sè stesso, che ama in base a quello che può ricevere dall’altro. È un amore costruito all’esteriorità, come viene magnificamente riprodotto in questa poesia:
La ragazza di John è ricca e arrogante,
La mia ragazza è povera come l’argilla.
La ragazza di John è giovane e bella,
La mia sembra una balla di fieno..
La ragazza di John è furba ed intelligente,
La mia è stupida ma buona.
Ma cambiarei la mia ragazza con quella di John?
Puoi scommetterci la tua vita, che lo farei.
I greci con la parola 'storge' descrivono un secondo tipo di amore. La parola non si presenta esattamente in questa forma nel Nuovo Testamento, ma essa principalmente esprime l’amore familiare, l’amore costruito sulle relazioni di famiglia. In questo senso Platone scrisse “un bambino ama (storge) ed è amato da coloro i quali lo generarono”.
Una terza parola è molto più comune e importante. Questa parola è: ‘philia’ che descrive l’amore d’attrazione. Essa va molto più in profondità di Eros perchè è l’amore caldo dell’affetto e dell’amicizia. Aristotele lo descrive in questi termini: “Il piacere di chi ama sta nel guardare la sua amata, il piacere di chi è amato sta nel ricevere le attenzioni del suo amante, ma quando la bellezza di chi è amato comincia a diminuire, anche la ‘philia’ diminuisce alcune volte, in quanto l’amante non trova più piacere nel vedere la sua amata, e colui che è amato non riceve più attenzione dall’amante.”
Questo è il sentimento che molto spesso noi descriviamo con la parola amore, ed è un comportamento che di solito viene considerato come la base di un buon matrimonio od amicizia. ‘Philia’ è importante ed eccitante, ma è devinitivamente inadeguato come solide fondamenta per le relazioni, perchè quando l’attrazione finisce per qualunque ragione, anche la relazione finisce o diventa sterile. È la mancanza di ‘philia’ che in taluni casi riempie i tribunali per divorzi o produce amicizie e matrimoni fragili. Pertanto, sebbene il Nuovo Testamento usi questa parola spesso in modo positivo, esso usa spesso una parola più profonda e più ricca per parlare d’amore.
La parola più comune usata nel Nuovo Testamento per definire la parola amore è ‘agape’. Ciò in verità è piuttosto sorprendente, perché nell’antico greco ‘agape’ era una parola piuttosto insignificante e scialba, poco usata. Quando essa compariva, descriveva una specie di rispetto e simpatia tra simili, o forse un sentimento di desiderio o di appagamento, e qualche volta semplicemente un saluto affettuoso. Al di fuori di Cristo, non c’è niente di veramente profondo a proposito di ‘agape’. Ma quando i traduttori del Vecchio Testamento in greco cercarono una parola per descrivere l’amore di Dio, essi scelsero ‘agape’ per enfatizzare la sua unica qualità.
L’amore di Dio per noi non è basato sul piacere o la passione (eros), su una relazione naturale (storge) o su una semplice attrazione (philia). L’amore di Dio è basato sullo stesso carattere di Dio, e quindi essi scelsero la parola neutra ‘agape’ e la arricchirono dei contenuti dell’amore di Dio. Questo è il motivo per cui il Nuovo Testamento usa questa parola molto spesso per parlare dell’amore, perché essa ci indica l’amore soprannaturale che si genera nel cuore di Dio. È la parola ‘agape’ che definisce l’amicizia biblica, un’amicizia di qualità che si incarna nel Signore Gesù.
Che cosa è questa cosa chiamata amore?
Spesso abbiamo l’impressione che 1. Corinzi 13 sia la definizione di Dio di ‘agape’. Ma questa presunzione è ingannevole. Come vedremo, esso ci dá una bellissima descrizione dell’amore in atto, ma noi dovremo cercare altrove la definizione. Paolo, qui, ci dice cosa fa l’amore, piuttosto di che cosa sia. L’amore è sempre definito con termini della croce, come si vede chiaramente in 1. Giovanni 4:9-10
. Aggrapparsi a quella definizione significa distruggere per sempre ogni idea d’amore inteso come mera tolleranza, vano sentimentalismo, o romanticismo idealistico. L’amore di Dio è un amore resistente, un amore che dona e che sanguina. "In questo si è manifestata la carità di Dio inverso noi: che Iddio ha mandato il suo Unigenito nel mondo, acciocchè per lui viviamo. In questo è la carità: non che noi abbiamo amato Iddio, ma ch’egli ha amati noi, ed ha mandato il suo Figliuolo, per esser purgamento de’nostri peccati."
Cinque cose notevoli:
1. La fonte di 'agape' non è il carattere della persona amata o i suoi bisogni, ma piuttosto la natura di colui che ama. Dio ci ama per quello che Egli è, non per quello che siamo noi.
2. La qualità è che esso è incondizionato. Non è concesso ai degni, ma agli indegni. Non è ispirato dal merito, ma dal bisogno. Il nostro Dio ama i peccatori.
3. lo scopo dell’amore è il bene di chi si ama. ‘Agape’ ricerca iI bene massimo dell’altro, a qualunque costo. Per il Padre fu l’incredibile costo di Suo Figlio, il prezzo fu di essere reso peccatore al posto nostro. Egli morì “acciocchè per Lui viviamo”
.
4. La manifestazione d’amore è l’azione. ‘Agape’ non prova solo sentimenti o parla. Esso agisce. Dio amò il mondo in questo modo: Egli diede il Suo Unico Figlio, si legge in Giovanni 3:16
. L’amore quindi non è centrato sui sentimenti ma sulla volontà. ‘Agape’ sceglie di agire per i migliori interessi dell’altro.
5. l’entità dell’amore è il sacrificio. “
(Egli) mandò Suo Figlio per essere la propiziazione dei nostri peccati”
. Senza sacrificio non c’è amore, in quanto per la sua propria natura, l’amore si riversa verso l’esterno, e non è egoistico. L’amore non agisce quando conviene; esso agisce anche se c’è un prezzo da pagare.
Apprendere ad amare
L’apostolo Paolo ha compreso la verità della priorità dell’amore. Nemmeno le dimostrazioni più straordinarie dei doni spirituali possono prendere il suo posto. Senza amore, io non posso compiere niente di valore, non valgo nulla, e non ricevo niente di valore. È una verità che mi mette in ginocchio. Quanto di tutto quello che faccio è motivato dall’amore? Quante delle mie relazioni sono fondate sull’’agape’? Quante delle mie attività dureranno in quanto basate sull’amore?
Ma noi non impariamo ad amare lamentandoci della nostra mancanza d’amore. “Noi l’amiamo perciocchè egli ci ha amati il primo”
(1.Giov 4:19
). Noi impariamo ad amare perchè andiamo alla fonte dell’amore e trascorriamo il nostro tempo adorandoLo e imparando da Lui. Se non veneriamo correttamente, non ameremo mai correttamente.
Tale venerazione fluisce nell’obbedienza. Amare significa agire non sulla base dei nostri sentimenti, ma sulla base dell’insegnamento dello Spirito Santo attraverso la Parola di Dio. È stata proprio l’esperienza del costruire la sua vita sull’insegnamento della Parola di Dio che rivoluzionò la vita di
D. L. Moody, quando il Signore lo rese consapevole di questo bisogno nella sua vita: "Io presi in considerazione quella parola, amore, ma non so quante settimane ho passato a studiare i passaggi in cui compare finchè alla fine io non potei più smettere di amare la gente. Mi sono alimentato di amore per così tanto tempo che ero ansioso di fare del bene a tutti coloro che mi erano accanto.”
"Ne ero colmo. Sgorgava dalle mie mani. Prendete in considerazione il tema dell’amore nella Bibbia! Ne sarete talmente colmi che tutto quello che dovrete fare è aprire le vostre bocche, ed il flusso dell’amore di Dio ne defluirà.”
Forse è per questo che il sig. Moody suggeriva che ogni lavoratore di Cristo dovrebbe leggere 1.CORINZI 13 almeno una volta alla settimana. Ma i lavoratori di Cristo non sono gli unici ad aver bisogno di tale sfida! “L’unico grande bisogno nella nostra vita cristiana è l’amore, più amore verso Dio e verso gli altri. Magari tutti noi potremmo trasferirci in questo Capitolo d’Amore e viverci”.
Sfortunatamente, le nostre versioni inglesi trovano difficolta a tradurre precisamente la descrizione di Paolo. Nel testo greco, ciascuna della 15 definizioni d’amore sono verbi, non aggettivi. E questo non è un dettaglio irrilevante, ma un deliberato sollecito a ricordare che l’amore non è mai passivo o statico. L’amore è sempre attivo, in movimento, nella traduzione che segue, ho cercato di catturare questo aspetto del testo. (Vedi 1.Corinzi 13:4-7
).
Forse avete sentito il suggerimento che, quando leggete questi versetti, dovreste sostituire le parole ‘amore’ con il nome del Signore Gesù Cristo: "Gesù Cristo pate a lungo ed agisce gentilmente...”. Se ciò può aiutarci a capire più chiaramente la qualità dell’amore del nostro Signore per noi, allora è del tutto appropriato. Ma ciò è anche potenzialmente pericoloso, perché 1. Corinzi 13 non è inteso per descrivere quello che il Signore fa, ma quello che io devo fare. Potrebbe essere un magnifico ritratto di nostro Signore, ma io devo leggerlo come una sfida alla mia vita.
Io vi suggerisco di inserire nell’inno il vostro nome e di vedere come ci sta. Se siete come me, si tratta di una pungente accusa: “Gary Inrig pate a lungo e…” Ah! Al di là di quello che mi interessa ammettere, io non agisco nell’amore. Se questo è quello che l’amore fa, allora io sono portato a confessare che sono una persona che non ama. Quindi apprendo a leggere 1. Corinzi 13 in ginocchio, chiedendo al Signore di riprodurre la Sua qualità in me, attraverso il Suo Spirito Santo che dimora in me. Quando io prendo in esame le mie azioni verso i miei amici chiedendomi, con l’aiuto di questa descrizione, se questo sia il modello standard delle mie relazioni, comincio a capire che ho bisogno di imparare di più sull’amicizia biblica.
La lista delle 15 azioni d’amore si articola in 3 sezioni. L’apostolo inizia con il donarci le due attitudini basilari dell’amore, cioè che soffre a lungo ed agisce con gentilezza. Poi ragiona su quelle qualità suggerendo 8 cose che l’amore non fa e poi conclude con 5 azioni positive dell’amore. Poichè l’amore è una parte talmente importante delle nostre vite, noi andremo avanti nello studio di queste descrizioni, in modo tale da poterne trarre una chiara idea di quello che significa condurre una vita d’amore per la gloria del Signore Gesù Cristo.
Gli atteggiamenti basilari dell’amore
Il nostro errore più grande e che consideriamo l’amore in primo luogo come un sentimento, un'emozione. Ma le emozioni cambiano e i sentimenti fluttuano. In realtà, ciò che noi chiamiamo "amore” o identifichiamo come “romantico" è spesso poco più di un infatuazione o attrazione sessuale. Quando i sentimenti sono scomparsi o si raffreddano, svanisce la base del rapporto. Pertanto, il matrimonio finisce in separazione e l'amicizia si dissolve. Quindi è impossibile e non auspicabile separare l'amore e i sentimenti, ma l'amore di Dio non è essenzialmente una questione di emozioni bensì di volontà. Pertanto, quando Dio inizia la Sua descrizione di amore in azione, inizia con due carateristiche che forse solo pochi di noi avrebbero messo in primo posto: "L’amore pate a lungo, è benigno."
(KJV) Tutto ciò certo non combacia pienamente con il significato delle canzoni romantiche! Ma lo Spirito Santo vuole dall'inizio strutturare il nostro concetto di amore insegnandoci gli atteggiamenti di base su cui l’amore “agape” è costruito.
L’amore pate a lungo
Nella gran parte delle traduzioni si legge "l’amore è paziente,"
in realtà una traduzione più letterale coglie meglio la natura attiva della caratteristica appena espressa: "L’amore pate a lungo"
. La parola greca 'makrothumeo', letteralmente significa "possedere un carattere incline alla sopportazione”. Spesso parliamo di persone che sono "irascibili", o che hanno un "debole" grado di sopportazione. Letteralmente potrebbe affermarsi che 'makrothumeo' descriva qualcuno che impiega molto tempo per innervosirsi. L'amore richiede molto tempo per raggiungere il suo punto di ebollizione.
Esiste un altra parola molto simile; ed è la parola sopporta che si trova al versetto numero 7. La descrizione dell’amore è conteso da questi due attributi: “L’amore pate a lungo…sopporta ogni cosa." (KJV) Queste due parole sono molto similari nel significato ma esiste un’importante distinzione tra loro. Noi sopportiamo le circostanze ma patiamo le offese di persone. La sopportazione ci aiuta a superare le difficoltà, ma la pazienza ci aiuta ad andare d’accordo con gli altri in momenti di difficoltà. Così che la prima caratteristica dell’amore descrive un attitudine che ci aiuta nel patere dei problemi che abbiamo con delle persone. Il vero amore è basato su una persistenza donata da Dio che viene da Dio stesso che pate a lungo nel Suo amore.
Esistono inoltre due idee correlate al concetto dell’amore che pate a lungo. Per prima cosa esso descrive un rifiuto nel cercare la vendetta. ‘L’amore è paziente’ significa che esso rifiuta di ripagare con il male a colui che ha fatto del male. I Greci usarono anche un altra parola “megalopsyche', che letteralmente significa “avere una grande anima”. Ma mentre si valutava una persona che possedeva “una grande anima” si disprezzavano coloro che haveva un “carattere incline alla sopportazione." Perchè? Perchè come disse Aristotele, una persona che possiede la 'megalopsyche' è una persona che non potrebbe mai tollerare nessuna cattiveria a lui fatta. Egli ripaga sempre più di quello che ha ricevuto. I greci glorificavano un uomo vendicativo. Dando uno sguardo alle nostre bancarelle di libri scopriamo titoli come: ”Cercare il numero uno” e “Vincere con l’intimidazione” e “Aggressione creativa”. Tali titoli ci fanno comprendere che i valori degli antichi greci ancora prosperano al giorno d’oggi. Poniamo davvero poca attenzione alla qualità del carattere incline alla sopportazione.
Ma la Parola di Dio valorizza quello che questo mondo disprezza; per il cristiano il grande uomo non è chi si vendica bensì chi rifiuta di vendicarsi e che continua a praticare il suo ministero tra la gente persino quando viene ferito o tradito. Non è un caso che la descrizione di Dio dell’amore commincia qui, perchè l’amore non è chiuso in una torre d’avorio. Bensì esso vive in un mondo di peccato dove si è traditi, feriti e delusi dagli amici, ma allo stesso tempo esso rifiuta di rivendicarsi o di rinunciare. Il concetto della lentazza all’ira è sottolineata nelle parole che il nostro Signore Gesù Cristo utilizza in Matteo 18:26
in maniera da descrivere il carattere di Dio, il Padre che è paziente, si rifiuta di richiedere il pagamento, saldando i nostri debiti.
Un secondo aspetto di questo amore è che esso rifiuta di rinunciare alle persone. L’antico scrittore greco Strabo usò la parola 'makrothumeo' per descrivere una città che sotto assedio non volle arrendersi, nonostante le circostanze avverse; rifiutando di riconoscere la sconfitta non prestando attenzione a quanto essa sembri inevitabile e quindi continuando a portare avanti la battaglia per la vittoria. Questa è la maniera in cui l’amore pate a lungo sopportando una persone. L’amante è un ottimista poiché crede nella capacità di Dio di cambiare i cuori, ma allo stesso tempo è un realista poiché va avanti fiducioso in Dio al fine di raggiungere una svolta.
È così facile rinunciare alle persone, cancellarle dalla nostra vita! Ma l’amore del Signore Gesù verso di me è incredibilmente persistente. Sbaglio, cado, pecco e nonostante ciò Egli ancora mi circonda di amore e mi conduce verso di Lui; poiché Egli mi ama così, anche io devo amare gli altri con amore disposto a dare me stesso, incline alla sopportazione e perseverando. La prima grande qualità dell’amore è che esso pate a lungo. Esso non rinuncia alle persone e non cerca vendetta. Tutto ciò ha quindi un costo. Comunque la sofferenza fa male. Non è ciò che noi sceglieremmo ma l’amore soffre e pate a lungo poiché egli aspira a servire.
La gentilezza dell’amore
La seconda qualità dell’amore è di natura più positiva. "L’amore è benigno,"
(KJV) o meglio, "l’amore agisce in modo benigno."
L’amore ha la corteccia di un rinoceronte e il cuore di una mamma. È di grande aiuto capire che la radice della parola “benigno” significa “utile”. Sono benigno verso qualcuno non quando sono gentile, dolce ed inoffensivo ma quando le miei azioni nei confronti del prossimo sono utili, raggiungendo un bisogno nella sua vita.
Talvolta l’amore ‘benigno’ è duro poiché esso richiede confronto e disciplina. Un’azione benigna, utile, può significare il confronto verso un amico in maniera aperta ed onesta per aiutarlo a superare dei problemi che lui ha nella sua vita; può anche significare rispondere alle sue chiamate per aiutarlo oppure mostrare una considerazione sensibile. Quindi agire in maniera benigna significa agire senza durezza o aggressività. La parola è usata in Luca 5:39
nel descrivere il vino che risulta superiore perché è reso più buono dal tempo. La maturità ha rimosso il morso. Quindi dire che l’amore è benigno vuol dire che l’amore agisce in modo utile per far incontrare i bisogni, con una bontà e dolcezza scaturite dalla maturità. L’'agape' porta una tenerezza donata dallo Spirito, incarnata nella benigna compassione del nostro Signore.
È importante che per grazia di Dio noi coltiviamo la qualità della benignità. È tristemente vero che spesso questi evangelici che valorizzano l’ortodossia dottrinale molto spesso diventano rigidi e duri nei loro rapporti umani. "Signore, rendi le persone cattive buone e le buone piacevoli,” preghiera di una piccola ragazza, che ovviamente stava riflettendo su ciò che vide in tante vite. È riportato che il devoto George Mueller pregava costantemente, "Signore, fai in modo che io non diventi un vecchio burbero cristiano”. Se la fede che ho nel Signore Gesù non mi rende benigno verso i miei figli, verso mia moglie ed i miei amici; Se la mia vita non possiede la tenacia e la dolcezza del Signore Gesù non si tratta di amore affatto.
Da dove deriva quindi la capacità di agire in modo benigno? La risposta è data in Luca 6:35
, che ci conduce verso il carattere di Dio: "Ma voi, amate i vostri nemici, e fate bene, e prestate, non isperandone nulla; e il vostro premio sarà grande, e sarete i figliuoli dell’Altissimo; poichè egli è benigno inverso gl’ingrati, e malvagi."
La benignità di Dio è parte della Sua grazia, elargita ai peccatori immeritevoli. Egli non è gentile verso coloro che meritano gentilezza ma verso coloro che come noi sono ribelli. Benignità non è trattare le persone sulla base dei loro meriti e giustizie, ma sulla base della grazia di Dio. L’amore agisce in maniera gentile perchè l’amore è la grazia del nostro Signore Gesù che trabocca nei nostri rapporti interpersonali.
Nei Galati 5:22-23
, viene detto che il frutto dello Spirito è "Carità, allegrezza, pace, lentezza all’ira
(oppure patere a lungo), benignità..."
Il patere a lungo e la benignità, le attitudini base dell’amore, non sono il prodotto naturale di uno sforzo; ma sono la eccedenza dello Spirito Santo nella nostra vita. Siccome viviamo una vita basata sulla grazia camminando nello Spirito il Suo amore diventerà sempre di più una caratteristica della nostra vita.
L’attitudine dell’amore nei confronti degli altri
Il patere a lungo e la benignità sono le basi sulle quali Paolo costruisce la descrizione dell’amore. In un senso le otto massime che sottolineano ciò che l’amore non fa sono la spiegazione del significato del patere a lungo dell’amore. Le prime quattro di queste profondamente mettono in prova i nostri atteggiamenti nei confronti delle persone. I nostri atteggiamenti inevitabilmente danno luogo alle nostre azioni; e siccome noi vediamo noi stessi in relazione agli altri ciò determinerà se agiamo in modo caritatevole nei loro confronti.
L’ amore non ha invidia
John rappresentava la delizia agli occhi dei suoi genitori. Lo avevano visto crescere e diventare un giovane uomo pieno di grande potenzialità con una grande volontà nel fare il volere di Dio. Fu proprio in seguito alle loro costanti preghiere che egli trovò la giusta ragazza che avrebbe fatto diventare John ancora più un uomo di Dio. Quando Carol entrò nella sua vita sembrò essere la risposta a tutte le loro preghiere, una bellissima ragazza che per lo più professava anche di essere cristiana. Con il passare del tempo le loro ansie crebbero, diventò evidente che i valori spirituali di Carol erano poco profondi e il suo principale obiettivo era tenere John tutto per sè. Dopo tutto lei lo amava e lo voleva tenere per sé e voleva raggiungere tale scopo, non importa con quali mezzi, sia attraverso la seduzione sessuale oppure mettendolo contro i propri genitori. Improvvisamente i genitori si resero conto che erano in guerra per il possesso del proprio figlio e nè loro nè tanto meno Carol volevano perdere una così ardua battaglia.
Esistono due tipi di gelosia che noi dobbiamo imparare a distinguere nel momento in cui leggiamo che "l’ amore non ha invidia"
oppure che "l’amore non è geloso."
I genitori di John erano gelosi per loro figlio, mentre Carol era gelosa di lui poiché apparteneva a lei stessa. La gelosia dei primi voleva il meglio per lui mentre quella di Carol voleva quello che era meglio per lei. La parola che traduce ‘gelosia’ oppure ‘invidia’ è la parola dalla quale facciamo derivare la parola ‘fervore’ e ciò descrive entrambe un vero zelo e una gelosia peccatrice.
In una canzone di Salomone si legge una magnifica descrizione dell’amore:
Mettimi come un suggello in sul tuo cuore,
Come un suggello in sul tuo braccio;
Perciocchè l’amore è forte come la morte,
La gelosia è dura come l’inferno.
Le sue brace son brace di fuoco,
Son fiama dell’Eterno.
Molte acque non potrebbero spengnere quest’amore,
Nè fiumi inondarlo;
Canzone di Salomone 8:6-7
La vera gelosia dell’amore non è motivata dall’egoismo ma da un profondo desiderio per ciò che è legittimamente nostro, da curarlo e proteggerlo. Si tratta di una gelosa per preoccupazione del benessere e della felicità di un altro che lo protegge sia dagli attacchi degli altri che dall’azione di autodistruzione. Nessuna madre che ama veramente i suoi figli gli consente di giocare in una strada trafficata o sperimentare con dei veleni. Nessun vero amico può essere indifferente mentre il suo amico segue un corso di autodistruzione. Nessun marito che realmente ama sua moglie può dire: ”non mi importa se lei ha altri uomini, posso tranquillamente condividerla con altri.”
Pochi anni fa fu scritto un libro da una coppia che propagava il concetto di “matrimonio aperto”. Fu un grande successo commerciale notato per la sua lodevole apertura mentale e la sua “matura e sofisticata” visione dell’amore. Come ben si può immaginare l’idea non funzionò. Un consulente affermò che ogni coppia da lui conosciuta che aveva provato ad attuare il cosiddetto “matrimonio aperto” alla fine tutto finiva in separazione. È quasi finito il matrimonio degli scrittori, e il libro successivo della moglie parlava in favore del riconoscimento della fedeltà sessuale non come una reliquia tradizionale, ma come un bisogno naturale, se deve sussistere la sicurezza emotiva. Il vero amore non si manifesta con l’indifferenza ma attraverso un maturo possesso e intensa cura verso la persona oggetto del nostro amore.
È in questo senso che le scritture ci ricordano che il nostro Dio è un Dio geloso (Esod 34:14
). Egli possiede un amorevole gelosia nei nostri confronti, un zelo nel proteggerci, per provvedere a tutto il necessario per noi al fine di darci il meglio. Si tratta di un amore così zelante e così forte che persino il prezzo della morte fu non così grande da pagare. Non c’è egoismo o sospetto nel Suo amore ma solo una preoccupazione per le nostre vite affinché esse siano quelle che dovrebbero essere. Egli è geloso dei nostri affetti al fine di impedirci nel farli sostituire da quelli svalutati offerti da Satana (2.Cor 11: 2-3
). Egli non prova mai indifferenza per nessuna cosa che entra nella nostra vita. In un senso l’amore è genuino solo se è geloso, zelantemente desiderando il meglio per la persona amata.
Quando Paolo ci afferma che "l’amore non è invidioso,"
egli ci parla di una differente forma di gelosia o invidia. Gelosia e invidia sono due concetti talmente diversi. La gelosia è la malattia della mano chiusa (quello che appartiene a me è mio e nessuno se ne può appropriare). L’invidia è la malattia della mano avara (quello che è tuo è desiderabile ed io lo voglio). La gelosia è possessiva in maniera egoista e si rifiuta di condividere gli amici o le cose che si posseggono. Essa abbraccia la cosa per se stessa; è l’insicurezza di Saulo nei confronti di Davide. L’invidia dall’altra parte è la “malattia verde” Shakespeariana, l’ansioso desiderio per ciò che è posseduto da un altro sia che si tratti di cose possedute, di amici o talenti. Entrambe sono altamente competitive calcolando sempre il proprio valore e valutando quello degli altri.
La mancanza di amore nell’invidia e nella gelosia è ovvia. Dal punto di vista della sua vera natura l’amore è generoso, non afferra e non cerca di accaparrarsi niente. L’invidia non ci fa apprezzare gli altri per quello che sono e la gelosia non ci fa aiutare gli altri a diventare quello che noi siamo per grazia di Dio. Invece di accettare gli altri oppure capire i loro bisogni, l’invidia ci mette in competizione con gli altri e se non la guardiamo con cura, essa è capace di distruggerli. "La collera è una cosa crudele, e l’ira una cosa strabocchevole; E chi potrà durar davanti alla gelosia?"
(Prov 27:4
). La radice della gelosia è l’errore di credere che il nostro valore è stabilito da i nostri doni oppure dalle cose che possediamo. Una radice di amarezza cresce nel momento in cui la gelosia e l’invidia fioriscono. L’amore non invidia; l’amore apprezza. L’amore non è geloso; l’amore ringrazia Dio per l’abilità nel dare. L’amore accetta la grazia di Dio coltivando le qualità della contentezza divina e del genuino apprezzamento.
L’ amore non si vanta
A prima vista la relazione tra la mancanza di amore e il vantarsi può sembrare non molto chiara. In realtà in un certo senso questo atteggiamento è il rovescio della medaglia dell’invidia e della gelosia. Mentre questi atteggiamenti condividono un comune desiderio di possesso per se stessi, non è inusuale per una persona che si vanta di essere uno spendaccione oppure un generoso. Eppure dietro il vanto esiste un certo egoismo che proclama la propria importanza; ma l’amore non si vanta e non sottolinea quello che possiede.
L’amore non è ansioso di attrarre attenzione su di lui per farsi lodare o applaudire. Il vantarsi non è sempre espresso con le parole. Esistono centinaia di meno ovvie maniere di manifestare il nostro successo - una casa più grande, un auto piú bella, un vestito che attrae gli sguardi, l’importanza data al marchio - dietro a ciò non si nasconde che il desiderio di mostrare agli altri la nostra importanza. Nell’ottica delle pubblicità televisive: ”Se possiedi un qualcosa, ostentalo”. ”Se hai raggiunto una certa posizione, lo sai e la mostri.” C’e qualcosa di arguto nel vantarsi, per esempio il caso di una giovanne donna che andava a confessare al prete per il peccato della vanità. Alla ricerca di una spiegazione la ragazza disse che ogni volta che si guardava nello specchio non poteva fare a meno di ammirarsi per la sua bellezza. Tirando indietro le tendine il prete la guardò e finalmente le disse: ”Non preoccuparti, figlia, ciò non rappresenta il peccato è solo un errore.” Spesso il vantarsi è espressione di insicurezza più che di successo. Il desiderio di impressionare gli altri non fa altro che riflettere una fragile immagine di se stessi.
Uno psicologo che visse le barbarie dei campi nazisti durante la seconda guerra mondiale osservò che quelli che erano morti o venivano disintegrati più velocemente sotto quella terribile pressione erano quelli le cui vite erano costruite su posizioni esterne e di successo; in un contesto nel quale le loro attività non avevano nessun significato e il loro vantarsi non aveva senso e presto la vita stessa perse ogni significato.
Il vantarsi è mancanza di amore perché, in effetti significa un giudizio che si fa nei confronti degli altri. Una persona che dice: ”Io sono bello” non sta dicendo altro che “io sono più bello di quello, di quell’altro.” Una persona che sottolinea il suo successo non fa altro che sottolineare che egli ha più successo degli altri. Il vantarsi è un modo di elevare se stesso ed implicitamente denigrare gli altri. Dietro l’atteggiamento del vantarsi c’è un atteggiamento di egocentrismo e criticismo che è l’opposto dell’amore.
C’è una storia di un conosciuto uomo d’affari cristiano che nel visitare una chiesa per cortesia le fu chiesto di introdurre l’argomento. Sfortunatamente egli non riuscì nell’intento e fini per raccontare alla congregazione tutto ciò che aveva fatto per il Signore. ”Io posseggo una grande casa, una bella famiglia, ho successo negli affari ed ho una buona reputazione. Ho abbastanza soldi nel poter fare quello che desidero e sono in grado di supportare generosamente alcuni ministeri cristiani e molte organizzazioni mi vorrebbero impiegare come direttore. Sono un uomo in salute e ho infinite opportunità. Molta gente vorrebbe cambiare vita con me. Cosa potrebbe Dio donarmi di più?” Nel momento in cui egli fece una pausa aspettando l’effetto che avrebbe fatto il suo discorso, dall’auditorio una voce si elevò dicendo: “Cosa ne direbbe di una buona dose di umiltà?” E secondo i 1. Corinzi anche una buona dose di amore, visto che "l’amore non si vanta."
L’amore non è arrogante
L’ultima frase del verso numero 4 mette in evidenza un atteggiamento più delicato che quello che viene assunto quando si ci vanta. Il vantarsi è l’espressione esteriore di un misto di orgoglio e insicurezza ma l’arroganza è un atteggiamento interiore ancora più distruttivo. La parola che Paolo usa sono molto pittoresche e il significato è “gonfiarsi” e “farsi esplodere in aria”. Vivamente viene evidenziato l’importanza che ci diamo da soli in modo tale da farci apparire molto importanti ai nostri occhi.
L’arroganza era un atteggiamento molto comune e praticata a Corinto. C’era un gruppo di persone gonfiate dall’orgoglio a causa del loro spirito di cricca (1.COR 4:6) e dalla loro presunzione di maturità (v. 4:18-21). Altri erano pieni di orgoglio a causa della loro abilità nel tollerare il peccato (v. 5:1-2), mentre altri ancora erano riempiti da una fiducia arrogante della loro conoscenza religiosa (v. 8:1). A Colossea un altro gruppo di cristiani era pieno di arroganza riguardo alla loro legalità (COL 2:18
). Tutto ciò è eloquente testimonianza del fatto che noi possiamo diventare arroganti su tutto ciò che ci circonda persino sulle “cose spirituali” e che la nostra arroganza spesso ha poco a che fare con la realtà. Ogni occasione di arroganza a Corinto era in effetti un tipo di peccato e non certo di successo, ma queste persone sono diventate cosi chiuse in se stesse quasi da perdere il contatto con la realtà. Essi erano diventati ciechi nei confronti della loro vera condizione.
Un atteggiamento di arroganza lo si vede in altre persone ed esso stesso è manifestato in un sentimento di compiacimento. Iniziamo a notare molto chiaramente gli errori degli altri mentre i nostri difetti ci sembrano cosa da niente. Ovviamente tale attitudine ci blocca nell’assistere alle persone in modo amorevole. Le parole di Paolo in 1. Corinzi 4:6-7
dimostrano l’attenzione seria dell’apostolo (vai a 1.Cor 4:6-7
).
Esistono due concetti fondamentali in questa sfida progettata per scacciare l’arroganza. Prima di tutto dobbiamo riconoscere che tutto ciò che ha valore nella nostra vita è un dono della grazia divina. "Che hai tu che tu non lo abbi ricevuto?" Una comprensione delle ricchezze della grazia divina dovrebbe generare dentro di noi una genuina umiltà. Vediamo noi stessi per ciò che veramente siamo e questo ci porta ad amare gli altri. Uno dei detti significativi di Moody era: “Proprio ora sto avendo così tanto da fare con i sbagli di D. L. Moody che non ho tempo di vedere le colpe negli altri”. Grazia ci insegna una giusta prospettiva dei nostri doni ricevuti da Dio. Quando mi approprio di qualcosa che appartiene a Dio non sto facendo altro che derubare la Sua gloria ed ingannare me stesso.
In secondo luogo ho bisogno di uno standard adeguato: ”Chi ti considera superiore?” La maniera adeguata per diventare umile non è buttarsi giù e sminuire se stessi, bensì bisogna ergersi dritto, riconoscendo la propria forza ed abilità, ma stando accanto al Signore Gesù, in modo tale da poter vedere noi stessi in vera perspettiva. William Temple scrisse, "l’umiltà non significa pensare meno di noi stessi che degli altri, neppure significa avere una vile opinione dei propri doni. Significa la libertà di pensare di noi, ne in un modo, ne in un altro.” Tutto questo è giusto ma in seguito bisogna sapere come fare a non pensare di noi stessi. La risposta è che bisogna riempire le nostre menti con il Signore Gesù. È la lode che porta via l’arroganza e ci fa crescere nell’amore.
L’amore è sensibile verso le persone
L’ultima descrizione dell’amore nei confronti delle persone è qualcosa di difficile da tradurre in maniera adeguata. Nel testo letteralmente c’è scritto: "L’amore non agisce in maniera vergognosa." (KJV) "Esso non agisce in maniera sconveniente," e per giunta "Esso non è rude."
Due idee molto significative sembrano convenire qui. Per prima cosa l’amore è sensibile verso le sensibilità altrui. L’amore cerca di non offendere e per giunta è gentile. Infatti una persona che ama focalizza la sua attenzione sugli altri e non è egoista; tale persona è molto preoccupata nel comportarsi bene con gli altri in modo che essi si sentano a casa e a loro agio. Alcune volte a noi vengono a mancare le buone maniere e l’etichetta poiché considerate di vecchio stampo e non necessarie, ma in effetti esse sono parte integrante della vita cristiana. Bisogna essere sensibili verso gli altri e praticamente evitare di essere scortesi e rudi. George Sweeting ci ricorda che "fare dei piccolo gesti verso gli altri in maniera genuina è la prova dell’amore che si ha dentro di sé.” L’amore non si comporta in maniera scortese; l’avidità, l’egoismo e la paura invece si.
Paolo in realtà ci svela ancora più cose sull’amore che un qualcosa di semplicemente cortese. L’espressione "agire in maniera vergognosa " (KJV) è usata molte volte nel Nuovo Testamento quando si ci riferisce al sesso. Si usa per riferirsi agli organi sessuali oppure il vestire in maniera non adeguata o anche riferendosi alle conversazioni che evocano il sesso. Perció Paolo ci afferma che l’amore non evoca il sesso con delle azioni, con la scelta dei abbigliamenti o con il tipo di conversazione che facciamo. Esso è modesto e sensibile nel suo impatto sugli altri riguardante l’area sessuale. L’amore non minaccia l’altra persona credente nella sua purezza sessuale. Questo fu un tema importante per i Corinzi i quali vissero in una società dove il sesso era molto praticato e sicuramente non è meno urgente nella nostra. L’essere modesti non è una virtù presa in considerazione nella nostra società e ciò ci dovrebbe mettere ancora di più in allerta e considerare ancora di più questa qualità dell’amore.
È stato riferito che nel momento in cui Averill Harriman ebbe la carica di ambasciatore Americano in Francia, un cronista le chiese, "Signore, come è il suo francese?" "Oh, il mio francese è eccellente," egli replicò, "il francese lo parlo bene l’unica cosa che mi da dei problemi sono i verbi." Verbi sono la chiave della lingua e allo stesso tempo i verbi sono la chiave dell’amore. Paolo stilò una lista di sei verbi che descrivono le azioni evidenziando le attitudini base dell’amore. Tu quanto sei bravo con i verbi?
I Rischi dell’amore
Nel Nuovo Testamento non si parla molto dell’amico di Paolo, Epafrodito, ma ciò di cui si parla è molto significativo. In effetti siamo istruiti: "Accoglietelo adunque nel Signore con ogni allegrezza, ed abbiate tali in istima. Perciocchè egli è stato ben presso della morte per l’opera di Cristo, avendo esposta a rischio la propria vita, per supplire alla mancanza del vostro servigio inverso me."
(Filip 2:29-30
). Epafrodito fu inviato dai Filippesi credenti per amministrare al loro posto in favore di Paolo durante la sua prigionia a Roma. In realtà non si parla di ciò che accadde, ciò che sappiamo è che Epafrodito stava quasi per morire ma perseverò con tutte le sue forze rischiando la sua vita in amore mentre serviva l’apostolo. Egli stesso si è rivelato un modello di amico disponibile anche sotto pressione, un esempio vivente di amicizia di qualità.
La parola che Paolo usa per descrivere il ministero di Epafrodito 'paraboleuo' ("che rischia la sua vita"), è una parola azzardata la cui radice la si trova in un gioco d’azzardo greco simile agli ‘zoccoli da cavallo’. La parola significa “rischiare, darsi una possibilità”, e così si può considerare la qualità della vita di Epafrodito. Egli deliberatamente si è reso vulnerabile ed ha rischiato in modo da incontrare le esigenze di Paolo. Anni dopo ci fu un gruppo di cristiani che sfidarono la sorte sull’esempio di Epafrodito che li denominò 'parabolani', i "giocatori d’azzardo", coloro "che amano rischiare". Essi si presero la responsabilità di ministero in favore delle persone che nessuno aiutava - essi si prendevano cura dei malati, visitavano i carcerati e seppellivano i martiri. Quando la pestilenza colpì la città di Cartage nel 252 A.D., i pagani buttavano i corpi fuori della città e poi scappavano tra le colline. Si trattava di un gruppo di "Giocatori d’azzardo di Dio" che rischiavano la loro vita per prendersi cura dei malati e seppellire i morti.
L’amore di Dio si cura di noi. Al centro del Nuovo Testamento c’è la croce, il simbolo eterno dell’amore che rischia e ferisce e rende se stesso vulnerabile. Tale amore chiede coraggio ma è la vera essenza dell’amicizia cristiana che prende su di se la sfida e paga il prezzo necessario. Non c’è tanto di sentimentale riguardante tale amore ed è spesso un "amore duro" ma non esiste una vera alternativa. La mancanza d’amore raggrinzisce l’anima. Senza il rischio dell’amore non può esserci la ricompensa che deriva dall’amore. Paolo continua descrivendolo nei versi 5 e 6 più di cinque caratteristiche dell’amore le quali rivelano il motivo base, le sue scelte e le sue gioie.
Il motivo dell’amore
Di tutte le descrizioni dell’amore non c’è ne una che prova più profondamente o sfida più fortemente la settima descrizione "L’amore non cerca le cose sue proprie."
Le prime descrizioni hanno analizzato come l’amore si relaziona verso le altre persone, ma questo verbo ci fa foculizzare su come una persona che ama vede se stesso. L’amore non cerca ciò che appartiene a qualcun’altro oppure si aggrappa a quello che ha ("l’amore non invidia"
). Esso non cerca di mettersi in mostra oppure non cercare la lode per ciò che possiede ("l’amore non si gonfia"
). Piuttosto l’amore è pronto nel lasciare ciò che giustamente appartiene a se stesso perché non cerca il proprio interesse. L’amore è intensamente altruista.
"Cercare il primo posto" è diventato lo sport preferito di tutti e ciò è in completa opposizione all’amore che non cerca il suo proprio interesse. Il problema non è nuovo. L’assemblea a Corinto era piena di persone che cercavano la loro strada senza prestare attenzione all’impatto che avevano sugli altri. L’egoismo aveva avvelenato la loro vista della libertà cristiana così da dar luogo ad alcune pratiche senza nessuna attenzione per i loro più sensibili fratelli e sorelle. Il tavolo del Signore era diventato un luogo di celebrazione di divisione e spirito di parte più che un punto focale di comunità fraterna ricordando il Signore Gesù. Il loro egoismo aveva trasformato la dottrina dei doni spirituali nella ricerca dello spettacolare e l’eccitante piuttosto che un desiderio di incoraggiamento ed edificazione. Tutto questo "cercare le cose sue proprie"
ricava da Paolo il rimprovero pungente di vivere come gli uomini semplici senza dimostrare una vera spiritualità (1.Cor 3:1-4
). "Fai a modo tuo" puo essere considerato uno slogan popolare ma è anche l’essenza di un’egoismo peccaminoso.
Una vita focalizzata su se stessa non può agire per amore. Questo atteggiamento si riflette chiaramente in un annuncio apparso sul quotidiano locale del New York Newspaper:
Contadino, età 38, il cui proprio desiderio è incontrare una donna sui 30 anni che possegga il suo proprio trattore, per cortesia includa la foto del trattore.
(Penso che potresti denominare ciò una lettera da John Deere!) Essa riflette il comportamento di un amore concentrato su se stesso - "Ti amo per quello che tu puoi darmi" "Ti amo per quello che tu puoi fare per me."
L’essenza dell’amore
Quando Paolo dice dell’amore, "Esso non cerca le cose sue proprie "
egli si riferisce ad un’esigenza di base non solo riferita ai Corinzi ma a noi stessi. È interessante che la frase non è completa cosi che chiediamo, "Il proprio cosa?" La sua propria reputazione, i suoi propri diritti, i suoi propri desideri, i suoi possedimenti. L’amore, l’amore di Dio è radicalmente centrato sugli altri. Il grande novellista russo Dostojevski scrisse una volta, "Amare una persona significa vedere una persona come Dio la intendeva essere." Ciò rispecchia un bellissimo intuito ma non va molto lontano. Amare una persona non è solo vedere una persona in questo modo bensì agire in modo tale che egli possa diventare la persona che Dio ha sempre voluto che egli fosse.
Uno dei più familiari ed importanti passaggi nel Nuovo Testamento fu scritto per insegnarci che l’amore non insegue il suo proprio interesse. Noi ci rivolgiamo ad esso molto più spesso per beneficiare delle magnifiche verità che esso contiene riguardo il Signore Gesù ma insieme a molti altri grandi passaggi centrati su Cristo, esso si focalizza su Cristo per aiutarci a considerare chiaramente le nostre azioni. Bisogna notare come i Filippesi 2:1-11
conferma la verità che "l’amore non cerca le cose sue proprie."
(vedi in Filip 2:1-11
).
Le caratteristiche di un amore non-egoista
In conformità con questi versi il vero amore non parte dal cuore ma dalla mente! Per la maggior parte di noi si tratta di un concetto rivoluzionario. Io non posso amare in maniera adeguata a meno che io non pensi correttamente e costruisca le miei proprie attitudini. "Abbiate questo atteggiamento in voi stessi che era anche in Cristo."
Impara a pensare come Lui e quindi inizierai ad amare nel Suo stesso modo. Esistono tre differenti atteggiamenti che io desidero coltivare in maniera dettagliata: un attitudine verso i miei diritti, un attitudine verso il mio servizio, un attitudine verso il mio Signore. Essi si combinano insieme per renderci liberi dalla morsa dell’amore egoistico.
1. La mia attitudine verso i miei diritti
Una discussione in chiesa si era piuttosto intensificata. Un uomo arrabbiato si sollevò sbattendo la sua mano sul tavolo urlando, "voglio i miei diritti, domando i miei diritti." A questa affermazione uno dei leaders maturi della chiesa in maniera graziosa rispose, "Amico, siamo orgogliosi di concederti il diritto di parola, voglio solo ricordarti una cosa. Se i tuoi diritti venissero completamente rispettati, staresti all’inferno." Tale intuizione è dove inizia l’amore cristiano. Nel momento in cui sono ricoperto dalla grazia del Signore Gesù e realizzo pienamente che non sono di me stesso poiché sono stato redento con un prezzo, inizio a pensare molto più alle mie responsabilità che ai miei diritti.
Esistono due atteggiamenti molto diversi che posso scegliere per adattarli alla vita; posso credere che io abbia diritto a delle cose che mi sono consegnate da Dio e dagli altri. Io ho diritto su queste cose, intendo e mi aspetto di averli e credo che gli altri siano responsabili nell’aiutarmi nell’ottenere ciò. Questo non è lo spirito di Cristo che, essendo pari al padre, aveva diritto alla gloria dei cieli. Ma Dio il Padre gli aveva conferito una commissione da fare e il Salvatore considerò se stesso come colui a cui era stato affidato un ministero. Mettendo da parte i Suoi diritti Egli portò avanti le responsabilità a Lui conferite da Dio, essendo contento di fare la volontà di Dio.
Questa è la seconda visione della vita: che Dio ha affidato a me con grandi opportunità e responsabilità. Non può esserci vero amore ameno che io non veda la mia vita come un’amministrazione conferitomi da Dio e considerare non l’egoismo del mio volere bensì fare la volontà di Dio che mi ha mandato su questa terra. D. L. Moody mette in evidenza magnificamente tale attitudine dicendo: "La vita è un’amministrazione anziché un possesso; un affidamento e non un regalo. Di un regalo se ne può fare quello che si vuole ma di un’affidamento bisogna renderne conto."
Una rivista nazionale ultimamente ha pubblicato un annuncio che descriveva le persone per le quali la rivista era stata scritta. Come si poteva leggere in un’edizione ci sono persone che potevano dire: “IO MI AMO. Non sono vanitoso, sono un buon amico di me stesso e mi piace fare ciò che mi fa star bene." Questo è il linguaggio proprio dell’amore egoistico ma è impossibile immaginare tali parole sulle labbra del Signore Gesù. Il linguaggio del Suo amore non soffre di tale “auto-guaio”.
Quando Charles Spurgeon era un giovane uomo gli fu impedito di andare alla scuola di teologia a causa di una circonstanza che sembrava uno stupido errore. Quando arrivò lì per fare il suo colloquio fu accompagnato in una camera dove aspettò per due ore. Più tardi egli coprì che la donna che lo aveva accomapagnato nella camera non aveva avvertito il direttore della scuola della sua presenza nella stanza a fianco. Nel momento in cui l’errore fu scoperto il direttore se ne era andato e Spurgeon se ne andò, irritato e scoraggiato. Le sue speranze e sogni per il futuro erano svanite. Ma mentre lui caminava lo Spirito Santo gli mise Geremia 45:5
sul cuore, "E tu ti cercheresti delle grandezze per te stesso! Non cercarle...”
(KJV). Tali parole erano potentemente rivelati a Spurgeon: "Ciò mi portò a pensare alla mia situazione da un altro punto di vista e considerare i miei motivi e le mie intenzioni... Sebbene io in quel momento avevo sperimentato l’oscurità e la povertà come il risultato della mia decisione, rinunciò all’offerta dell’istruzione Collegiale essendo determinato di rimanere per al meno un periodo con i miei a predicare la Parola fino a quando avrei avuto forza di farlo."
La rinuncia a controllare il suo destino per fare la volontà di Dio era il principale punto di svolta nella vita di Spurgeon. Egli non cercava il suo proprio interesse bensì il Signore e in un anno il Signore a Londra aprì le porte per un ministero enorme per il predicatore adolescente.
È proprio la rinuncia dei nostri diritti, la volontà nel fare il volere di Dio rifiutando di “rincorrere il proprio interesse” che ci permette di amare. Nel momento in cui mi rendo profondamente conto che la mia vita è nelle mani di Dio, che Egli sarà a proteggere i miei diritti e che io sono affidato con la mia vita e non proprietario di essa, in quel momento inizio ad avere la giusta attitudine nell’amare.
2. Il mio atteggiamento nei confronti dell’opera del Signore
Un secondo atteggiamento strettamente correlato è quello di servire il Signore. È stato evidenziato che nella battaglia esistono due tipologie di problemi, quelli di prima linea e quelli delle line posteriori. In prima linea il problema centrale è il nemico. Ci sono dei progettili reali, esistono concreti pericoli e urgenti bisogni e il lavoro di squadra è essenziale. Comunque, lontano dalla puzza della polvere da sparo i problemi secondari diventano anche loro molto importanti. La gente si lamenta del cibo e del russare del proprio vicino e di centinaia di altri problemi. In alternativa per spostare le immagini: se sono seduto in tribuna ad una partita di football posso lamentare che il caffè è freddo mentre il giocatore che viene colpito dall’avversario ha problemi completamente diversi dai miei; quindi i problemi della tribuna non sono gli stessi del campo da gioco.
Gli stessi principi sono applicati alla vita cristiana. Se noi siamo posizionati agli ultimi posti oppure sugli spalti è molto facile focolizzare sui problimi minori. Proprio perché noi non siamo nel fuoco della battaglia la nostra attenzione diventa banale e gli aspetti secondari iniziano a dividerci e a preoccuparci. Nel momento in cui io inizio a lavorare per nostro Signore Gesù e mi impegno su le cose che davvero hanno valore, inizierò ad apprezzare i miei fratelli che combattono come me. In quel momento la mia attenzione non è focalizzata sul mio egoismo o su quello che fa piacere a me bensì nel mio servizio al Signore, io sarò a quel punto capace di donare la mia vita per gli altri. Questo è l’atteggiamento che Paolo cercò di insegnare nei Corinzi nei
1. Corinzi 9:19
, quando lui scrisse "Perciocchè, benchè io sia libero da tutti, pur mi son fatto servo a tutti per guadagnare il maggior numero.”
Ciò è un impegno di cuore verso l’opera del Signore che ci previene nell’essere concentrati su noi stessi assorbiti dai nostri interessi.
Noi dobbiamo essere coscienti che dire "l’amore non cerca le cose sue proprie"
non è dire che l’amore è passivo e non assertivo. Il vero amore ha degli obiettivi chiari e un forte impegno per raggiungerli. L’amore non ci spinge nel cercare il nostro benessere in maniera egoistica ma ci spinge nel fare la volontà di Dio. Esso porta via da noi l’egoismo così da donarci una più ampia visione degli scopi della vita.
3. Il mio atteggiamento verso il Signore Gesù.
Ciò che infine determina la mia abilità nel vivere una vita che non sia basata sull’egoismo è il grado per cui sono focolizzato su Cristo. "Abbiate questo atteggiamento in voi stessi, che fu in Cristo Gesù"
significa che si deve trascorrere tempo in adorazione, nel lodare, ringraziare Dio e meditare se voglio modellare il Suo amore. Il principio è ovvio. Se un atleta di scuola media vuole diventare un esperto terzino deve scegliersi un buon modello di terzino. Egli seguirà tutto ciò che appartiene al suo modello, come per esempio vederlo in televisione, leggere dei suoi consigli, studiare le sue tecniche e nel grado in cui imita il suo eroe egli stesso diventerà un eccellente giocatore.
Andando più in profondità il principio viene applicato alle nostre reazioni verso il Signore Gesù con un'unica differenza cruciale. L’osservare un grande esempio umano mi ispira ma il tempo che io trascorro con il Signore Gesù mi trasforma. "E noi tutti, contemplando a faccia scoperta, come in uno specchio, la Gloria del Signore, siam trasformati nella stessa imagine, di gloria, come per lo Spirito del Signore.”
(2.Cor 3:18
). Nel momento in cui trascorro del tempo con il Servitore del Signore, Egli produce in me un cuore servile.
Nella prima fase della storia del Moody Bible Institute, D. L. Moody organizzò una conferenza sulla Bibbia dove parteciparono persone anche da molto lontano come l’Europa. La prima notte sul tardi Moody camminò nei corridoi quando notò che i suoi ospiti europei, avevano, rispetto i loro costumi, lasciato le loro scarpe nel corridoi per essere pulite durante la notte. Moody non voleva che essi ci rimanessero delusi; e quindi, scese nel foyer per spiegare la situazione ad alcuni dei suoi studenti e per chiedergli di aiutare. Il primo studente rispose, "Mr. Moody, sono venuto qui per studiare per il ministero e non per lucidare le scarpe.” Gli altri studenti consentivano con questa affermazione e così Moody in maniera graziosa li congedò e trascorse il resto della notte lucidando le scarpe.
Il Signor Moody avrebbe potuto insistere su i suoi diritti e costringere i suoi studenti nell’aiutarlo oppure avrebbe potuto rifiutare di onorare un costume straniero. Ma lui era un uomo con un cuore servile che aveva trascorso tempo con Chi aveva detto, "Siccome il Figliuol dell’uomo non è venuto per esser servito, anzi per servire, e per dar la vita sua per prezzo di riscatto per molti."
(Matt 20:28
, KJV). Una delle grandi lotte della vita del credente è quello di avere un cuore di servo, ma un tale cuore è essenziale per essere un amante nel senso biblico, perché l'amore "non cerca le cose sue proprie."
Le scelte dell’amore
L’azione della volontà che non ci porta solo a cercare gli interessi nostri è la scelta base dell’amore ma non è la scelta finale. Infatti l’amore per sua propria natura è costantemente portato alla scelta. Due di queste scelte si confrontano alla conclusione del verso 6 che descrive una scelta che l’amore sempre rifiuta ed un’opzione che esso cerca sempre.
Il rifiuto dell’amore: L’irritabilità
Esistono poche descrizioni dell’amore in azione più esigenti di quelle che si trovano nelle parole: "l’amore...non s’inasprisce,"
o meglio, "l’amore….non si irrita."
L’essenza dell’amore è così alto che infatti alcune tradizioni cercano di moderare il suo impatto dicendoci che l’amore non è “facilmente” provocabile e nemmeno è “facilmente” irritabile. Il testo greco è molto chiaro quando ci spiega che: "l’amore...non si irrita."
La parola greca irritare dalla quale si fa derivare la parola 'parossismo', sta a significare essere tagliente oppure aggravante. La parola veniva usata per esempio per sottolineare il grande dolore provocato da un osso rotto o dalla febbre che porta una persona ad essere irritabile perché priva di forze.
Quello che Paolo vuol dirci in questa sezione è che l’amore non è irritabile, non accetta l’arrabiarsi e il perdere del controllo di se stesso. L’essere irritabili significa avere un tumulto interiore e una mancanza di pace e quindi nel momento in cui qualcuno mi prende per il verso sbagliato tutte le mie frustrazioni interiori vengono a galla. "L’essere irritabile somiglia ad un costante conto alla rovescia che può condurre all’esplosione. È come avere paralizzata la propria parte interiore pronta ad esplodere in furia." Una persona irritabile è pungente e permalosa. Più significantemente è una persona che non ama.
Ci sono alcuni aspetti che dobbiamo osservare sull’irritabilità che ci faranno mettere a fuoco questo passaggio. Henry Drummond ha definito ciò “il vizio del virtuoso”. Con ciò egli voleva intendere che la persona disciplinata ed ordinata conosce benissimo cosa significa essere disturbato dalla persona disorganizzata e indisciplinata. Niente frustra il perfezionista che si delizia nell’ordine e nella pulizia così tanto come la persona che sembra essere un disordinato congenito. La persona che è veloce mentalmente può essere frustrato da una persona piuttosto lenta nel pensiero.
Il problema è che l’irritabilità spesso ci colpisce nei nostri punti forti piuttosto che nelle nostre debolezze e nessuno ci può provocare di più di coloro che ci sono più vicini. Le cose che noi potremmo accettare con la grazia di Dio dagli altri ci frustrano al di là della nostra sopportazione quando accadono nella nostra propria casa. Arrosisco nell’ammettere che gli ospiti a casa mia spesso ricevono più attenzione dei mie familiari da me. Nascondo la mia irritazione ai miei ospiti ma spesso la mostro davanti ai miei figli. La stessa cosa può succedere nella vera amicizia ed è evidente che molte amicizie finiscono piuttosto il lento accumulo di irritazioni che per un improvviso conflitto.
L’irritabilità è basata su due cose: Egoismo e mancanza di ritrovare il riposo in Dio. Ci arrabbiamo perché gli altri non rispecchiano i nostri schemi o i nostri piani oppure le nostre idee. Siamo irritati quando gli altri non ci trattano con rispetto e la giusta cura che a noi è dovuta. "Perchè lei ci mette così tanto nell’aspettare quella persona? Io ero qui per primo." "Chi egli pensa di essere per infilarsi davanti alla mia macchina?" "Non adesso. Non riesci a capire che ho da fare?" Andando in profondità è l’egocentrismo che vuole che io sia al centro dell’attenzione che merito nell’essere servito ed ascoltato.
L’altra fonte dell’irritabilità è la mancanza di riposo in Dio nella Sua sovranità e nei suoi piani. Quando non sono in pace con me stesso sono molto facilmente frustrato dagli altri o da circostanze che io non riesco a controllare. È facile che io sia frustrato se il mio volo è in ritardo ed io devo recarmi ad una conferenza oppure se una bufera di neve blocca il traffico ed io ho da recarmi ad un appuntamento. Però che grande differenza c’è quando l’ansia è rimpiazzata dalla confidenza nella sovranità di Dio quando nella preghiera affido ogni detaglio al mio amato Padre che è capace di agire al di là di ciò che io possa chiedere o pensare e quando scelgo di ringraziare nonostante le circostanze. L’ansia fa crescere l’irritabilità e mi porta a pensare sempre di più a me stesso mentre una la fiducia nel Padre mi libera in modo che io possa capire le esigenze degli altri.
È importante che noi ci rendiamo conto che l’irritabilità non è inevitabile. Spesso la scusiamo. ”Mi sento giù oggi.” ”Sono caduto dal letto stamane.” “È il mio carattere”. Abbiamo mille scuse per la nostra irritabilità ma la Parola di Dio mi dice che quando io sono irritabile non amo. Io non dovrei semplicemente accettare il mio cattivo umore bensì dovrei combatterlo e giudicarlo nella luce della Parola di Dio. L’amore sceglie di non essere irritabile oppure rifiuta di essere irritabile. Cerca di etichettare ciò chiaramente nella tua vita proprio come fa Dio. La prossima volta tu sarai onesto abbastanza nel dire a te stesso “sono irritabile” ed aggiungere la prossima frase “e quindi non amo.” In qualche modo non suona così male quando considero me stesso irritabile. Ma nel momento in cui la “etichetto” sinceremente e la chiamo come la chiama di Dio – mancanza di amore – sono costretto a considerare questo atteggiamento il contrario della volontà di Dio.
La scelta dell’amore: Il Perdono
Se l’amore rifiuta di essere irritato, inoltre l’amore sceglie di perdonare. Come dice Paolo "non conta un male sofferto."
La traduzione di Diodati, derivata dalla versione inglese King James, l’ amore "non divisa il male"
, non ha colto in pieno la questione perchè la parola usata da Paolo è un termine contabile, la parola di un contabile che in maniera accurata registra ogni transazione nel suo libro maestro. Esistono alcune persone che hanno scritto con un inchiostro indelebile sulle pagine della loro memoria ogni male fatto a loro anche il minimo, ogni maldicenza o maltrattamento. Tutti quegli eventi sono così chiari come se fossero accaduti ieri.
Il perdono è qualcosa che costa poichè necessita sempre il pagamento di un prezzo. È un atto di volontà da parte della parte lesa di scegliere di pagare qualsiasi prezzo e un rifiuto di vivere nel passato ricordando l’offesa. Perdonare non significa negare l’azione o rifiutare di giudicarla. Significa vedere l’azione per quello che in realtà è scegliendo di pagare il prezzo rifiutando di agire nei confronti dell’altro sulla base del passato. Solo dopo che mi sarò reso conto quanto mi è stato perdonato da nostro Signore Gesù sarò in grado di perdonare e vedere gli errori dei miei amici con occhi pietosi.
È molto semplice serbare risentimento e nutrire amarezza nei confronti delle azioni degli altri. Non dimenticherò mai una coppia il cui matrimonio stava per finire; il fulcro della crisi era il fallimento del marito nell’adempiere una promessa fatta alla moglie sulla costruzione di un progetto familiare. Tutto ciò non era davvero di difficile superamento e la sua spiegazione era come minimo in parte comprensibile anche se egli non offriva scuse e chiedeva di essere perdonato. In ultimo mi rivolsi alla moglie e dissi, "Mi sembra che hai una chiara scelta davanti ai tuoi occhi. Potresti scegliere di perdonare e dimenticare oppure potresti distruggere la relazione." La sua risposta fu chiara e secca: “Mi ricordo con piacere." Quel momento, il matrimonio era del tutto finito. L’alternativa al perdono è l’amarezza e il risentimento che rende schiavi e uccide. La prigione dell’amarezza è un luogo infernale. Il perdono non è semplice. Per quanto possa essere complicato porta con esso la benedizione di relazioni ristorati e che crescono e un camino più vicino con il Signore. I buoni amici sono coloro che sanno perdonare.
La gioia dell’amore
L’amore è indispensabile ma esso non esiste separato dalla verità o opposto ad essa. L’amore è stato giustamente paragonato ad un fiume che scorre tra gli argini della verità e del discernimento. All’interno di tali argini è un fiume di vita che porta benedizioni ovunque esso scorra. Ma nel momento in cui gli argini vengono rotti diventa l’autore di distruzzione che spazza via qualsiasi cosa che si trova sul suo cammino. L’analogia è appropriata alla Scrittura e veritiera.
Sebbene il nostro mondo moderno ama “l’amore” esso ha poco interesse per la verità di Dio. Ecco perché ciò che viene chiamato amore lascia un alone di distruzione sulla sua strada. Uno dei libri più brevi nella Scrittura esprime l’equilibrio in maniera perfetta, "E questo è l’amore, che camminiamo secondo i comandamenti d’esso."
(2.Giov 6
, KJV). Questo equilibrio di verità, discernimento ed amore è il messaggio del sesto verso del grande inno dell’Amore. Non solamente l’amore coesiste con la verità ma esso anche giosce in essa.
La gioia dell’amore che discerne
L’amore "non si rallegra dell’ingiustizia."
Questa lapidaria dichiarazione indica alcuni elementi significativi dell’amore. Per prima cosa l’amore non gioisce mai dei propri peccati, neanche nel riuscire di tenerli nascosti. Esso aborrisce l’iniquità.
In secondo luogo l’amore non gioisce dei peccati altrui. Ciò potrebbe sembrare strano ma è possible gioire dei peccati degli altri, infatti basta considerare l’enorme popolarità delle riviste di gossip, la stragrande maggioranza di film immorali e programmi televisivi e la rapida diffusione della notizia se qualcuno cade in peccati. Il male per noi può insinuarsi anche quando veniamo a sapere che il peccato è entrato nella vita di qualcuno a noi antipatico e ne ha rovinato la reputazione. Ripensa il modo in cui tu usi il telefono, leggi le riviste e guardi programme - hai mai considerato che questi non sono altro che tests sull’amore tuo?
Un terzo messaggio di questo passo è che l’amore non accetta mai il peccato sebbene esso ama il peccatore. L’amore deve camminare con passo sicuro su una lama di rasoio tra due estremi. Da una parte si rigetta il peccatore con i suoi peccati; dall’altro canto accettiamo il peccatore e appariamo di condonare il suo peccato. L’amore non fa ne l’uno ne l’altro perché l’amore vero discerne ed ha dei standard chiari. "L’amore sia senza simulazione; abborrite il male, ed attenetevi fermamente al bene."
(Rom 12:9
)
Fine prima parte, la seconda parte è in traduzione
by Gary Inrig
Source: ‘Quality Friendship - The Risks and Rewards’, Moody Press (1981)
Some scripture quotations are taken from the New American Standard Bible.
Nota in calce:
(KJV): Tutte le scritture citate nelle nostre schede tema derivano dalla versione Diodati, cioè la Bibbia tradotta in italiano da Giovanni Diodati. Il riferimento (KJV) indica che singole espressioni sono state adottate oppure tradotte letteralmente dalla versione King James della Bibbia inglese. Tutti studi biblici che trovi nelle nostre schede tema sono basati sulla KJV. La KJV è la versione più comunemente usata nei paesi di lingua inglese ed è probabilmente la Bibbia più autentica di tutte.
